MICI “Patologie globali e in crescita ma disponiamo di terapie sempre più performanti e personalizzate”

Le MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) rappresentano un importante ambito di attività per un Centro di eccellenza come CEMAD Gemelli. L’occasione della seconda edizione del Corso ECM “UPDATE SULLE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI” ha permesso di fare il punto “a trecentosessantagradi” con studiosi ed esperti provenienti da tutta Italia. Della crescente incidenza delle MICI e delle sue cause, abbiamo parlato con il Dr. Gianmarco Mocci (Dirigente Medico Arnas Brotzu, Cagliari). L’intervista integrale è disponibile sul nostro canale YouTube.

Parliamo di patologie che negli ultimi 40-50 anni sono diventate globali, quindi diffuse in tutto il mondo, con un’incidenza, cioè un numero di nuovi casi e una prevalenza, quindi un numero globale di casi in aumento in aree estremamente popolose del pianeta, come per esempio l’Asia, quindi la Cina, l’India, alcuni paesi africani, in Sud America per esempio il Brasile.

Parliamo anche di patologie “giovani”: il primo caso di colite ulcerosa è stato descritto nella seconda metà del 1800, i primi casi di malattia di Crohn meno di un secolo fa. Oggi nel mondo ci sono sette milioni di pazienti affetti da rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn e se la crescita nei paesi diciamo così ‘nuovi’, paesi industrializzati, dovesse seguire ciò che è avvenuto nel Nord America e nei paesi scandinavi negli ultimi 50 anni, probabilmente tra 20 anni avremo decine di milioni di pazienti affetti da questa condizione.”

D “E’ un problema di stile di vita?”

Mocci “Ci sono due aspetti che spiegano questa crescita esponenziale. Da una parte, il fatto che migliorando le capacità tecnologiche siamo riusciti sicuramente a riconoscere più casi, soprattutto di malattia di Crohn. L’altro aspetto, probabilmente quello preponderante, è legato proprio allo stile di vita, quindi il passaggio a uno stile di vita più occidentale, quindi da un’economia rurale e agricola a un’economia più urbana e manufatturiera. Cosa vuol dire questo? Vuol dire un cambio nell’alimentazione, meno attività fisica, più sedentarietà, maggiore utilizzo di antibiotici già nelle prime fasi della vita, miglioramento delle condizioni igienico sanitarie, quindi da una parte riduzione delle malattie infettive e dall’altra invece crescita, sviluppo di patologie allergiche e di patologie del sistema immunitario, quali appunto sono le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.”

Con il Prof. Antonio Tursi (Gastroenterologia Territoriale, ASL Barletta-Andria) abbiamo fatto invece il punto sulle terapie delle MICI/IBD (l’intervista integrale è sul nostro canale YouTube, come di consueto) ed ecco le sue opinioni.

Le terapie che oggi abbiamo a disposizione sono estremamente performanti. Sono terapie che, se vediamo gli studi registrativi, funzionano molto bene con un tasso di sicurezza molto elevato. La cosa importante è che, se noi trasliamo questi dati dagli studi registrativi alla pratica clinica, vediamo come i risultati sono ancora più entusiasmanti.

Questi farmaci funzionano molto bene e spesso funzionano molto bene anche in pazienti già trattati molte volte con altri farmaci. Al tempo stesso sono farmaci molto sicuri, certamente un tasso di sicurezza più elevato di quello che ci potessimo aspettare leggendo gli studi registrativi. Questo è molto importante per il paziente, oltre che per il clinico, perché naturalmente questo migliora la fiducia nella terapia scelta e migliora naturalmente anche la grande sicurezza che il clinico ha nel prescrivere e nel consigliare determinati farmaci.

Questo apre alla possibilità – se necessario e in popolazioni selezionate – di poter combinare alcune terapie (…) questi dati della letteratura, riportati e vissuti nella pratica clinica, ci danno una grande fiducia nel futuro trattamento di questi pazienti.”

D “Emerge la sempre maggiore importanza della terapia personalizzata. I nuovi farmaci sono maggiormente adatti a questo tipo di approccio?”

Tursi “Oggi abbiamo la possibilità di avere varie classi farmacologiche. Queste classi farmacologiche – che agiscono in modalità differenti – ci permettono anche di selezionare meglio qual è il farmaco più adatto a un certo paziente. Non è detto che un paziente con determinate caratteristiche debba necessariamente assumere il farmaco A, può anche assumere il farmaco B o addirittura il farmaco C. Questo dipende dalle sue caratteristiche intrinseche, cioè dall’età, dal sesso, dalla malattia, dalle comorbidità.

Tutto questo permette al clinico di poter gestire con maggior facilità il paziente e ottenere quello che è poi l’obiettivo finale del curante: non solo la guarigione dalla problematica, il controllo ottimale della malattia, ma soprattutto migliorare la qualità di vita del paziente, che è obiettivo primario oggi per i clinici.”

D “Si sta restituendo a una grande quota di pazienti una vita pressoché normale?”

Tursi “Assolutamente sì. La qualità di vita è uno dei target primari che noi ormai dobbiamo perseguire per cercare di gestire al meglio questi pazienti. Non si tratta più soltanto di controllare il parametro infiammatorio X o quello Y, ma soprattutto quello di migliorare anche la qualità di vita del paziente. Questi sono pazienti che da un punto di vista relazionale, da un punto di vista psicologico, da un punto di vista sociale, vivono con disagio la propria malattia. L’assenteismo per problematiche, il presenteismo, cioè l’andare al lavoro ma non essere efficaci come si vorrebbe. Bene, questo è uno degli obiettivi che queste terapie ci permettono di perseguire più facilmente e che ci danno grande fiducia nel futuro.”

 

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