Gluten Sensitivity, Allergia al Glutine e Celiachia: perche è importante la diagnosi differenziale? E come prevenire le carenze di nutrienti?

Il complesso dei disturbi legati al consumo di glutine viene a volte, erroneamente, banalizzato anche da coloro che ne soffrono. E’ invece importante una diagnosi che escluda il rischio di celiachia e intervenga su sintomi e cause. Instaurando, quando necessario, una terapia, modificando la dieta introducendo con l’integrazione di quei nutrienti che la dieta non riesce ad assicurare.

Ne ha parlato con la Prof.ssa Eleonora Nucera (Direttore Servizio Allergologia, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS) Gemelli Health System, in un’intervista che potrete seguire in versione integrale su YouTube e di cui vi proponiamo una sintesi.

D: Professoressa Nucera, celiachia e allergia al glutine, incidenza e problematiche molto diverse, sono sottostimate?”

Prof.ssa Nucera: “Spesso sì, soprattutto la celiachia perché dà dei sintomi a volte aspecifici, che non indirizzano né il medico né il paziente alla diagnosi. Spesso la diagnosi di celiachia si fa in età adulta proprio per questo. L’allergia al glutine è sottostimata a volte dal paziente perché i disturbi sono di tipo gastrointestinale e quindi non riescono ad indentificarla come un’allergia. È bene quindi attenzionarsi sui sintomi del paziente per poter fare una diagnosi esatta. Tra queste due patologie c’è da segnalare la gluten sensitivity, che si diagnostica proprio per esclusione, dopo aver escluso, appunto, la celiachia e l’allergia. La gluten sensitivity è una sindrome che si manifesta con i sintomi tipici o della celiachia o dell’allergia ma che ancora non è stata ben identificata come eziologia. Per cui, la sua diagnosi si fa per esclusione e i pazienti che soffrono di gluten sensitivity purtroppo non riescono a tollerare il glutine ed hanno tutti i sintomi a volte della celiachia e dell’allergia.”

D: “Tra celiachia ed allergia al glutine, ci sono differenze nella sintomatologia che possono aiutarci a capire meglio?”

Prof.ssa Nucera: “In genere nella celiachia i sintomi più importanti sono di tipo gastroenterologico associati ad una serie di alterazioni di esami ematochimici, legati al malassorbimento degli alimenti. La celiachia determina un’alterazione di quel tratto di intestino deputato all’assorbimento delle sostanze necessarie all’organismo, e che in questo caso non vengono assorbite, come per esempio l’acido folico, quindi i pazienti soffrono di un ridotto assorbimento dei folati e conseguentemente di anemia.

Il ferro viene assorbito in maniera ridotta, quindi i pazienti hanno una carenza di ferro. Cosa che non si verifica in genere nell’allergia al glutine, perché il glutine dà dei sintomi molto rapidi ed è caratterizzata dalla comparsa di disturbi gastrointestinali. Può dare anche sintomi extra-intestinali come asma, orticaria, che in genere si verificano in un tempo molto breve dall’ingestione dell’alimento e che varia da 1-2 minuti fino ad un ora a seconda del grado di sensibilità

D: “Reazioni di tipo allergico al glutine. Quali sono le più frequenti? Perché ce ne sono alcune abbastanza poco conosciute?”

Prof.ssa Nucera: “A volte i disturbi possono essere solo di tipo gastrointestinale, questo si verifica soprattutto quando l’allergia più che al glutine è al frumento, è legato ad una proteina strutturale del frumento (che non è il glutine) e si chiama ‘lipid trasfer protein’. E’ contenuta anche in altri alimenti di natura vegetale, per cui il paziente non sempre riesce ad individuare il frumento come alimento responsabile. Questi pazienti hanno appunto disturbi gastrointestinali mangiando anche la pasta o il pane e ovviamente, eliminando questi alimenti poi stanno bene.”

D: “Ci sono ipotesi di una sinergia, mi passi il termine, di un abbinamento tra intolleranza al frumento, la gluten sensitivity e quelle che sono le intolleranze al lattosio.”

Prof.ssa Nucera: “ È vero in parte, nel senso che una intolleranza, una allergia alimentare e che si manifesta con disturbi gastrointestinali, determina una infiammazione a livello gastrointestinale, questo comporta la distruzione delle cellule preposte alla produzione dell’enzima che aiuta a digerire il latte, che si chiama lattasi, per cui i pazienti che ingeriscono il latte o i latticini freschi, non avendo questo enzima manifestano i sintomi dell’intolleranza al lattosio. Questa è un’intolleranza di tipo secondario e reversibile, in quanto una volta risolta l’infiammazione intestinale il paziente sarà in grado di ingerire nuovamente il latte e i latticini in quanto queste cellule hanno ripreso a lavorare.

D: “Esiste la possibilità di effettuare un’integrazione alimentare?”

Prof.ssa Nucera: “Innanzitutto, per quanto riguarda la terapia della celiachia, che non si può nemmeno considerare una malattia ma più che altro uno stato clinico individuale, in quanto se il paziente elimina il glutine guarisce. In questo caso è importante integrare le sostanze che, riducendo il glutine, non ingerisce più. Con degli integratori, che devono essere controllati e organizzati. Per l’allergia al glutine, la terapia eziologica esiste, in quanto si può fare una desensibilizzazione. Questa desensibilizzazione dura a lungo, perché dura circa un anno e consiste nella somministrazione di dosi progressivamente crescenti dell’alimento fino ad arrivare ad una dose giornaliera. Il paziente farà desensibilizzazione e, eliminando dalla dieta completamente qualsiasi prodotto contenente glutine, si possono integrare le sostanze che non vengono assorbite perché non ingerite con il glutine…”

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