Ossido di etilene: il MINSAL richiama confezioni di pasta biologica alla curcuma e pepe. Il problema sta nella “filiera”, vediamo perchè

La notizia è di questi giorni, come informa GREEN ME : il Ministero della Salute ha disposto il “richiamo di diverse confezioni di pasta biologica alla curcuma e pepe a marchio Pasta Natura

Il richiamo è stato disposto per la presenza di ossido di etilene all’interno della curcuma. L’ossido di etilene è un gas utilizzato per la sterilizzazione di alcuni alimenti conservati, tra cui spezie, e impiegato anche come pesticida, ma vietato in Europa.

Data la sua tossicità, prosegue l’articolo “ad alti dosaggi o per un tempo prolungato, l’ossido di etilene risulta cancerogeno – il suo uso in Europa è vietato. In altri paesi però, i trattamenti degli alimenti con ossido di etilene sono ancora ammessi, dunque possono verificarsi contaminazioni nei prodotti importati”.

Completa il quadro l’affermazione che “i ritiri avvengono con una certa frequenza e nell’ultimo periodo hanno riguardato bevande vegetali, gelati, caramelle, prodotti da forno e dolci”.

È assolutamente fuori dubbio come – anche nel terzo millennio – la pasta rappresenti un forte elemento identitario per la cultura alimentare e gastronomica italiana.

In più la pasta, di semola di grano duro, è un pilastro della dieta mediterranea, riconosciuta dalla dietologia come la più sana (perché varia e completa) alimentazione del pianeta e addirittura proclamata dall’UNESCO, l’agenzia culturale dell’ONU, “Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità“.

Iconica, identitaria, imprescindibile e GUSTOSA, ma…anche la pasta può nascondere insidie per la salute. Quali?

Di frequente, il problema sta nella sua componente principale: il grano.

Non entreremo oggi nel merito di quella querelle sulla tipologia del grano che da molti anni rimbalza per l’Europa (e che ci vede in larga misura danneggiati da regolamenti troppo permissivi nei confronti di produttori spesso mendaci) ma ci soffermeremo su un aspetto centrale per la nostra salute, la presenza di pesticidi, in particolare di glifosato.

Che cosa è? Si tratta di un potente diserbante, periodicamente ricorrente negli “allarmi” alimentari. Ecco, solo qualche mese fa, cosa riportava il SOLE 24 ORE: “Il glifosato — o più correttamente glifosate, oppure nella versione internazionale glyphosate — è un’ammina individuata una prima volta negli anni ’50 da una multinazionale chimica e farmaceutica svizzera”.

Sulla pericolosità del glifosato c’è ovviamente dibattito ma, come aveva già scritto IL SALVAGENTE in un ampio servizio-inchiesta sulla presenza del pesticida nei più diffusi marchi di pasta, “Oltre alla probabile cancerogenicità ipotizzata dall’Agenzia internazione sul cancro (Iarc (International agency for research on cancer), “ l’erbicida ha accumulato su se molti sospetti. Anche quando presente in dosi molto basse “.

C’è poi un aspetto molto importante da punto di vista scientifico, su cui ci siamo anche di recente soffermati, l’equilibrio del microbiota

Una delle ultime ricerche è quella pubblicata sulla rivista ScienceDaily dai ricercatori dell’Università di Turku in Finlandia che ha trovato come il 54% delle specie batteriche intestinali del nucleo umano sono potenzialmente sensibili a presenze anche ridotte di questo erbicida. E gli effetti sul microbiota umano, la popolazione di 500 specie diverse di batteri che vivono nel nostro intestino, potrebbero essere ovviamente molto seri. E avere pesanti riflessi sulla nostra salute, soprattutto per chi, come noi, mangia molta pasta”.

Il “problema glifosato” è strettamente legato alla scarsa trasparenza sulla provenienza del grano da parte di alcuni produttori in funzione dei possibili danni alla salute. È infatti ben nota la “disinvoltura” con cui alcuni paesi trattano argomenti legati alla nostra salute, optando per regolamentazioni molto permissive (o peggio, praticamente assenti in alcuni casi) in materia di utilizzo di agenti chimici potenzialmente pericolosi.

Un esempio: la legge del Canada sull’uso dei diserbanti è diversa da quella europea. Nell’articolo citato scopriamo che “l’import del (grano) duro dal Canada, a fine 2020 tornerà ai livelli massimi del 2016, raggiungendo la cifra record di 1,1 miliardi di chili, su 2,5 miliardi importati quest’anno dall’estero”.

Possiamo quindi mettere alcuni “paletti” pratici nella nostra esperienza quotidiana di consumatori? Eccoli.

Bene scegliere marchi e confezioni che presentano caratteristiche nutrizionali interessanti (vedi curcuma, ad esempio).

Bene privilegiare marchi e confezioni di prodotti BIOLOGICI, integrali e, se possibile, a chilometri zero.

Ma… l’elemento chiave è rappresentato (in ogni caso!) dal CONTROLLO DELLA FILIERA. Su ogni singolo componente dell’alimento in questione va verificato (e garantito dagli organi competenti, come in questo ultimo caso) il controllo della filiera produttiva, per ogni ingrediente. Se – anche per un solo componente, ribadiamo – sono presenti pesticidi o altre sostanze potenzialmente dannose a causa di coltivazioni non green allora… è tutto inutile!

Stiamo rischiando di consumare un alimento potenzialmente nocivo alla salute. Ecco, quindi, come lo “stare a tavola” sempre più richieda consapevolezza e informazione da parte di noi consumatori.

CEMAD mette a disposizione tutte le sue competenze per offrire una guida competente sul tema, a partire dai video disponibili sul nostro canale YouTube, incentrati sui più significativi aspetti dietetici di importanti alimenti, per la migliore salvaguardia della nostra salute a tavola.

 

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