COVID-19 Ritornano dubbi e domande sui sintomi olfattivi: facciamo chiarezza con l’aiuto dei nostri esperti

La nuova ondata pandemica da virus SARS-COVID-2 oltre a consigliare una serie di comportamenti di prevenzione del contagio, sia a livello individuale sia pubblico, sta innescando una costante e crescente domanda di chiarimenti sui sintomi della patologia COVID-19

Siamo quindi tornati sull’argomento (avevamo già affrontato in marzo il tema dell’anosmia nei pazienti COVID) e per le ultime acquisizioni in proposito abbiamo chiesto al Prof. Gaetano Paludetti (Direttore UOC Otorinolaringoiatria Policlinico Gemelli IRCCS) e al Dr. Giulio Cesare Passali (Prof. Aggregato Dip. Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa-collo, UOC Otorinolaringoiatria) di fare chiarezza su un argomento così attuale e vissuto da molti con interesse e (legittima) preoccupazione.

Dobbiamo fare un passo indietro, utile a capire meglio, è l’esordio del Prof. Paludetti “presso il Centro di Rinologia dell’Istituto di Clinica Otorinolaringoiatria del Policlinico “Agostino Gemelli”, da gennaio 2007 a tutto il 2019 sono stati valutati e sottoposti a studio olfattometrico più di 3500 pazienti, che riferivano diminuzione dell’acuità olfattiva”. 

Quali le cause prevalenti di questo disturbo? “In maggioranza come conseguenza di iposmie idiopatiche, iposmie post-sindrome influenzale, anosmia iatrogena, iposmia dopo inalazione di sostanze tossiche, ipo-anosmia post-traumatica o affetti da malattie neurodegenerative quali malattia di Parkinson idiopatica e/o su base genetica, Corea di Huntington, morbo di Alzheimer”.

Cosa è cambiato con COVID-19 nella vs attività? “L’insorgere e lo svilupparsi della pandemia da SARS-Cov 2″ ci risponde il Dr. Passali “ha letteralmente sconvolto la nostra consueta attività clinica anche in campo olfattometrico. Infatti le olfattometrie ambulatoriali sono sospese da marzo 2020 per mancanza di specifici protocolli di sterilizzazioni di strumenti diagnostici che utilizzano il “respiro” e lo “sniffare” dei pazienti e tutto ciò ci ha permesso di dedicarci allo studio dei sintomi olfatto gustativi nei pazienti affetti da COVID-19.

Quali risultati sono emersi? “Da marzo abbiamo studiato 576 pazienti affetti da COVID, questi sono stati valutati con questionari e scale analogico visive mirati a definire la presenza, l’entità e la tipologia del disturbo olfatto-gustativo durante la fase acuta dell’infezione. Successivamente sono stati rivalutati 506 pazienti nell’ambito del Day Hospital Post-COVID della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

Dopo due tamponi negativi consecutivi i pazienti, già valutati in fase acuta, sono stati sottoposti a visita ORL completa, dettagliata raccolta anamnestica, ripetizione dei questionari e delle VAS, obiettività dei distretti ORL, Olfattometria e Gustometria”.

I pazienti i fase acuta hanno accusato un deficit olfattivo in una percentuale di poco superiore al 60% e disturbi gustativi intorno al 53% rivalutati a distanza permanevano disturbi dell’olfatto nel 29% circa e del gusto nel 27% i test olfatto-gustometrici eseguiti durante la valutazione Post COVID però sono risultati non significativamente differenti fra i pazienti che non avevano presentato disturbi relativi alle sensazioni olfatto-gustative durante la fase acuta dell’infezione; inoltre i risultati rientrano al 100% nei valori della norma.

Dalle osservazioni fatte possiamo trarre alcune considerazioni frutto di uno studio più mirato ed organico rispetto a quanto fin ora presentato in letteratura derivato da osservazioni quasi empiriche fatte durante una situazione di emergenza.

I pazienti presentano i disturbi olfatto gustativi non precocemente, ma in un periodo variabile dai 3 ai 5 gg dall’insorgenza della sintomatologia classica (febbre, faringodimia, dolori articolari).

I questionari utilizzati per evidenziare i disturbi dell’olfatto e del gusto durante la fase acuta tendono a sovrastimare l’incidenza di tali sintomi in quanto essi sono soggetti anche alla particolare condizione psichica di tali pazienti che sono isolati.

La pressoché totalità dei pazienti riacquista una normale funzione olfatto gustativa da pochi giorni ad alcuni mesi dopo la risoluzione dell’infezione (negativizzazione del tampone).

L’utilizzo di terapie antiossidanti e della riabilitazione olfattiva permette di riacquistare più efficacemente e più rapidamente le funzioni olfattiva e gustativa”.

 

Per chi desideri approfondire la tematica della funzione olfattiva, il Prof Paludetti e il Dr. Passali ci mettono a disposizione la sintesi che segue su fisiologia e fisiopatologia olfattiva.

 

L’olfatto, fra i vari sensi presenti nei viventi, è il primo sviluppatosi nel corso dell’evoluzione; era infatti già presente negli organismi monocellulari. Si tratta di un senso chimico. Esso è in realtà il primo sensore in grado di mettere in contatto l’essere vivente con l’ambiente che lo circonda ed ha avuto un ruolo fondamentale nel permettere lo sviluppo della vita sul nostro pianeta.

Dal punto di vista fisiologico, nell’uomo la sensazione olfattiva è generata dalla stimolazione dei recettori olfattivi da parte di molecole odorose presenti nell’aria, che giungono in contatto con la mucosa olfattiva, sia per via anteriore, con l’inspirazione o con il fiuto, sia per via posteriore “coanale” con l’espirazione e con la deglutizione; tali molecole attivano specifiche combinazioni di recettori olfattivi posti a livello della mucosa nasale olfattiva da cui genera l’impulso che nelle aree centrali del cervello verrà decodificato come stimolo odoroso e/o gustativo in combinazioni con gli impulsi provenienti dai recettori linguali.

Anatomicamente la mucosa olfattiva occupa solo parte delle fosse nasali, il complesso sistema di neuroni olfattivi e recettori permette di individuare e riconoscere, identificandoli, tutti gli odori che fanno parte della nostra vita e di interfacciare queste sensazioni con altre aree del cervello, deputate alla memoria, alla sfera affettiva e a quella emozionale. È esperienza comune a ciascuno di noi, infatti, come la percezione di un determinato odore possa evocare ricordi o sensazioni, piacevoli o spiacevoli già vissute.

La sensazione olfattiva è un segno di completo benessere del naso e dei seni paranasali: alterazioni di questo senso sono indici di deficit funzionali del naso stesso o dell’intero organismo, spesso molto precoci.

Fondamentale, nella genesi delle alterazioni della funzione olfattoria, é il ruolo delle malattie naso-sinusali, in particolare, tutte quelle condizioni che favoriscono uno stato edematoso della mucosa nasale o le alterazioni anatomiche, come le deviazioni del setto nasale, che determinino una significativa ostruzione respiratoria. Inoltre, patologie sistemiche endocrine, neurologiche, disturbi alimentari, assunzione di sostanze lesive per le terminazioni olfattive o inalazione di tossici possono alterare o portare a perdita completa della sensazione olfattiva.

Da un punto di vista medico-legale e assicurativo, grande importanza riveste la possibilità di danni all’olfatto derivanti da traumi cranici dovuti ad incidenti stradali o sul lavoro.

I disturbi dell’olfatto o disosmie vengono genericamente distinte in trasmissive, ovvero determinate da un ostacolo anatomico, tale da impedire all’aria inspirata di raggiungere la mucosa olfattiva, e percettive, in cui si ha una lesione dei recettori e/o delle vie nervose o, più comunemente, forme miste ovvero derivanti sia da alterazioni anatomiche che da deficit neurosensoriali; va però tenuto in considerazione il fatto che l’olfatto presenta una notevole variabilità interindividuale. Le donne hanno un olfatto più sviluppato degli uomini, in quanto influenzato dall’assetto ormonale e dalle fasi del ciclo mestruale. Persone che lo utilizzano per fini professionali (enologi, chef…) sviluppano capacità olfattive maggiori rispetto alla media fino ad arrivare ai “NASI” persone che hanno un cosiddetto naso assoluto ovvero la capacità di valutare anche la concentrazione di un determinato odorante nell’ambiente. L’avanzare dell’età, poi, provoca un naturale decadimento della funzione olfattiva.

Con il termine disosmia, si definisce l’alterazione della sensibilità olfattiva, dovuta a patologie delle strutture periferiche e/o centrali. Si distingue una disosmia quantitativa e una qualitativa.

Le disosmie quantitativesi suddividono in:

– IPOSMIA e ANOSMIA, che costituiscono, anche se non necessariamente, due momenti successivi di uno stesso evento, caratterizzate da riduzione o incapacità di percepire gli odori; possono estrinsecarsi in forma permanente o transitoria, totale o parziale (riguardante cioè alcuni odori), mono o bilaterale, congenita ed acquisita;

–  IPEROSMIA, indica un aumento della sensibilità olfattiva tale che l’intensità può diventare molestia. È spesso elettiva, manifestandosi solo per particolari odori. Può conseguire a rinite acuta, infezioni, malattie nervose, turbe neuroendocrine (gravidanza, menopausa, ipertiroidismo).

Le disosmie qualitative si suddividono in:

– PAROSMIA, erronea percezione olfattiva.

– CACOSMIA o percezione dei cattivi odori, a sua volta suddividibile in oggettiva o soggettiva. Nella prima la sensazione è reale ed è determinata da diversi tipi di lesioni, a carico del cavo orale, faringe, naso, vie respiratorie e digestive o da sostanze ambientali.

La seconda è caratterizzata da allucinazioni o illusioni, cioè percezione di un odore non presente in soggetti con tare neuropsichiatriche (epilettici, isterici…).

– FANTOSMIA o percezione in assenza di stimolo olfattivo.

– PRESBIOSMIA, alterazione olfattiva che giunge con l’avanzare dell’età: oltre ad un certo grado di ostruzione dovuto a modificazioni delle cartilagini alari e deviazione del flusso aereo si ha anche atrofia della mucosa nasale.

– AGNOSIA olfattiva, incapacità di riconoscere un odore, sebbene il processo olfattivo, il linguaggio e le funzioni intellettive siano essenzialmente intatte, come succede in alcuni pazienti colpiti da ictus.

 

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